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In principio la Parola

Gv 1,1-5

1In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

2Egli era, in principio, presso Dio:

3utto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

5la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

Ritorna in questo tempo di Natale l’inno alla Parola fatta carne che Giovanni ha posto in apertura del suo vangelo.

Il quarto evangelista risale all’“in principio”. Non è un invito a riavvolgere la bobina dei secoli, risalendo i millenni che ci separano dall’inizio di tutto. C’è di più, c’è altro in questa maestosa ouverture che intenzionalmente evoca quella della Genesi. C’è una buona notizia che ci raggiunge nell’oggi.

Il principio evocato non è un semplice inizio. A un inizio corrisponde una fine, a un principio un fine. Ciò che è principio è origine di senso, permane e orienta lo svolgersi dell’odierno accadere racchiuso tra inizio e fine.

Ora, in principio c’è il Logos, il Verbo-Parola. C’è la Parola che può dare senso a tutto il resto. Nell’esperienza dei cristiani, decisiva è stata la possibilità di vedere e toccare con mano questa Parola di vita nella carne di uomo (cf. 1Gv 1,1-4). Così si è giunti a riconoscere nell’umanità di quest’uomo una vocazione che riguarda tutti e tutto.

Questa vocazione la vediamo qui riassunta in una preposizione dal duplice significato. “La Parola era presso (pròs tón) Dio”; o anche: “La Parola era rivolta verso (pròs tón) Dio”. È ciò che ha vissuto Gesù: una vita in intima comunione con il Padre; una vita umana tutta orientata a questo fine, l’agape che è Dio (cf. 1Gv 4,8). Ed ciò che i suoi sono spinti ad annunciare ad altri, perché a questo si sentono chiamati: questo hanno conosciuto e contemplato, questo vogliono vivere quali discepoli della Parola.

In questa Parola noi ci scopriamo chiamati a stare presso Dio; da questa Parola impariamo a vivere rivolti verso Dio. Di lui, il Trascendente, mistero impenetrabile, cosa sappiamo? L’in principio, se non ci fosse la Parola, rimarrebbe del tutto inaccessibile a noi. Ma in Dio c’è la Parola: secondo tutte le Scritture il nostro Dio è un Dio che si comunica, porta a parola la sua presenza per donarci senso. Qualcosa ci è dato di comprendere del suo insondabile mistero: una parola divenuta umana, nientemeno che la Parola fatta carne, Gesù di Nazaret, il volto umano di Dio (cf. Gv 1,18).

Chi arriva a confessare questa Parola per sé, quale principio che origina un senso, un modo nuovo di stare al mondo, giunge a riconoscere lo stesso desiderio di vita e di bene per tutto ciò che esiste, perché “tutto è stato fatto per mezzo di lei”: tutto è orientato nel senso di questa Parola, polarizzato da questa luce verso una comunione (cf. 1Gv 1,5-7).

Nella Parola si esprime infatti un unico desiderio che fa del mondo una creazione “buona” del Dio che parla (cf. Gen 1): il cosmo, sempre minacciato dal caos, trova ordine in relazione a Dio attraverso la Parola.

Questo il desiderio inscritto nell’in principio. Nel quotidiano noi ci troveremo a sperimentare il negativo che segna ogni esistenza. Ricordiamoci allora che non era nell’in principio.

Quando lo sentiamo come un’ingiustizia, sforziamoci di guardare tutto in quella luce che è Cristo. E quando la Parola, quale luce vera che viene nel mondo, ci rivela come spesso non la comprendiamo e preferiamo le nostre tenebre, non disperiamo (ci ammonisce Am 5,18, ma ci consola Gv 12,36.46!).

Se nell’in principio era la Parola, il fine è Cristo, sarà comunione nella luce, perché la Luce non è stata sopraffatta dalle tenebre.